KAL・NON・IDVS

Nella complessa struttura del calendario Romano riconosciamo ancora in epoca tarda l'eredità di quello che era il calendario lunare in tre festività che si ripetono ogni mese: Kalendae (KAL), Nonae (NON) ed Idi.

Prima di parlare di queste tre festività sarebbe appropriato fare un piccolo esame sull'evoluzione del Calendario romano (pubblicheremo in futuro un articolo a sé più approfondito).
Il calendario di Romolo (di cui ci parla Macrobio nei Saturnalia) era un calendario lunare, formato da dieci mesi lunari ed aveva inizio con Marzo, nonché inizio della stagione della guerra. 
Terminava dieci mesi dopo, a cui seguiva un periodo in cui non si calcolava il tempo fino al Marzo successivo.
In questo calendario le Kalendae corrispondevano alla fase di Luna Nuova, le Nonae a quella di Primo Quarto e le Idi a quella di Luna Piena (Macrobio Saturnalia).

Ovviamente questo creava non pochi problemi in termini temporali, di conseguenza nel 713aev sarà Numa Pompilio a rinnovare questo calendario aggiungendo due mesi, e portandolo a 355 giorni. 
Al di là della discordanza di fonti tra Ovidio e Macrobio riguardo la posizione del mese di Febbraio (Februarius) sappiamo che per far coincidere questo calendario con quello lunare (motivo per cui lo si definisce Luni-Solare) veniva inserito generalmente ad anni alterni il mese Mercedonius, prima di Marzo, che era della durata di 27 giorni.
Di conseguenza il calendario negli anni intercalari risultava di 377 o 378 a seconda che il Mercedonius fosse fatto iniziare prima o dopo i Terminalia (23 febbraio), e che quindi 5 giorni (circa) potevano sovrapporsi agli ultimi di febbraio.
Non ci è nota la posizione esatta di Kal Non e Idi in questo tipo di calendario.

Sarà la riforma di Giulio Cesare a correggere l'errore di datazione che si era comunque venuto a creare di ben 85 giorni!
Quindi rese il calendario definitivamente solare, molto simile a quello attuale (che però è gregoriano).
Eliminò il Mercedonius, ristabilì i giorni dei mesi così come li conosciamo oggi, ed introdusse l'anno bisestile.
In questo calendario Kal, Non e Idi sono disposte come segue:
Kalendae sempre il 1° del mese;
Nonae e Idi nei mesi di Gennaio, Febbraio, Aprile, Giugno, Agosto, Settembre, Novembre e Dicembre, cadono rispettivamente il 5° e il 13° giorno;
Nonae e Idi nei mesi di Marzo, Maggio, Luglio, Ottobre cadono rispettivamente il 7° e il 15° giorno.

È da sottolineare che nel computo romano il conteggio comprendeva anche gli estremi.
Pertanto facendo un esempio esplicativo il 5° giorno dopo le Kalendae di Gennaio equivale al nostro 5 Gennaio. Nove giorni dopo le Nonae di gennaio cadono le Idi, cioè il 13 Gennaio (cosa insolita nel nostro sistema di calcolo dato che noi faremmo banalmente 5+9=14).

Levata un poco di nube attorno alla questione calendariale, ed indipendentemente da quale calendario si scelga di adottare per la propria pratica è necessario fornire alcune indicazioni.

Kalendae
La prima festività del mese, legata alla Luna Nuova, è dedicata a Giunone, moglie di Giove, membro della Triade Capitolina. Appellativi che Giunone riceveva erano Iuno Covella (luna cava) o Iuno Kalendaris.
Il nome di questa festa Varrone lo fa derivare dal verbo calare, poiché in tale data uno dei pontefici minori, dopo aver annunciato al Re le festività del mese, calava dalla Regia verso la valle su cui sorgerà il Foro per informarne anche il popolo dicendo:

<Dies te quinque caloIuno Covella> oppure <Dies te septem caloIuno Covella> (Varrone De lingua lat.,VI, 27)

Curiosità interessante è che il nostro mondo di dire <alle calende greche>, è un modo di dire di origine romana che sottolinea l'assenza di questa festività nel mondo greco.


Nonae

Ovidio sottolinea che questa festività non sia dedicata a nessuna divinità in particolare, ad eccezione delle Nonae Caprotine (ovvero le Nonae di Luglio) festa esclusiva delle donne romane e delle schiave.
Legata al Primo Quarto

Idi
Erano dedicate a Giove, re degli Dei, legata alla Luna Piena.
Forse è plausibile che Giove avendo un'origine solare come divinità (poi scomparsa quasi del tutto tranne che nell'appellativo di Lucetius) fosse visto all'interno della Luna Piena come un "sole notturno", e quindi gli rimase questa dedica.

I giorni successivi a queste feste sono appellati atri (oscuri) in quanto era di cattivo augurio iniziare cose nuove, motivo per cui non si celebravano matrimoni durante queste festività (essendo che il giorno dopo la sposa sarebbe dovuta entrare in casa del marito).

Ovviamente queste non erano le uniche festività del calendario romano, ma apparentemente sembrano essere le uniche per cui si legavano il Culto Pubblico e quello Privato. Possiamo forse ipotizzare che assieme alla venerazione delle divinità familiari fossero la colonna portante del culto privato, e che pertanto tutti i cittadini romani facessero offerte in questi giorni che avevano sia valore in termini di computazione del tempo (tutti i giorni del mese erano calcolati a ritroso rispetto alla festività successiva), sia di sacralità.

È altresì da sottolineare come la fase di Ultimo Quarto non abbia nessuna festa, questo significa che nella concezione religiosa legata al lunare non era concepito come momento festivo la fase di "decadimento" del ciclo lunare, bensì soltanto quello di crescita.
La motivazione è ignota.

Abbiamo parlato di come si calcolino queste feste nel calendario solare, ma in quello lunare?
Non ci sono fonti che diano indicazioni a riguardo, in alcune realtà odierne si ritualizza all'ora di fase, in altre invece la mattina del giorno di picco massimo della fase.
Altrettanto ipotizzabile è che essendo necessario ritualizzare di giorno, preferibilmente la mattina (poiché la notte si compiono solo atti turpi e di cui vergognarsi, dice Cicerone), si possa prendere come data della festività questo calcolo:
-se il picco massimo della fase è nel momento in cui il sole passa tra il nadir e lo zenith (approssimando i calcoli: tra mezzanotte e mezzogiorno), allora la festa è il giorno stesso, e all'alba si ritualizzerà
- se il picco massimo della fase è successivo al momento il cui il Sole passa per lo zenith, ma prima che raggiunga il nadir, allora cadrà il giorno successivo.

Ovviamente nadir e zenit cambiano a seconda della stagione.

Emanuele Viotti

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