Culti Domestici nel Veneto Romano

La religiosità antica era fortemente vissuta nell’ambiente domestico, costituita da piccoli gesti quotidiani spontanei e semplici (non per questo semplicistici), che non hanno lasciato tracce di materiali e non sempre erano supportati da concrete rappresentazioni. Di certo si sa attraverso prove epigrafico-archeologiche che i Veneti Antichi praticavano una forma di culto privato simile alle tradizioni italiche ed indoeuropee.

Al rituale di fondazione della propria abitazione si soleva seppellire sotto all’alare domestico (il focolare centrale della casa) situle in miniatura, offerte di primizie, rocchetti e pesi da telaio, oggetti domestici, libagioni di vino e latte per consacrare agli Dei con un atto di fondazione il proprio spazio abitativo.

Il processo del passaggio culturale del culto domestico paleoveneto alle influenze romane non avvenne violentemente ma in maniera sincretistica ed assimilativa. I Veneti autoctoni assorbirono l’uso latino di rappresentare le Divinità per eccellenza della casa, ovvero I Lares ed i Penates ed il Genius, Numina Tutelari che appartenevano precedentemente alla cultualità venetica sotto altri nomi non pervenuteci.

Essi offrivano ghirlande di fiori e profumi e realizzavano libagioni attorno al focolare domestico (l’alare che in veneto era detto “larin” uso ancora comune nelle campagne ), ed iniziarono a riservare loro uno spazio posto appunto accanto al focolare o nell’atrio delle case in un epoca più avanzata. Seguendo lo sviluppo e l’ampliarsi della natura delle abitazioni da venete a romane il larario si spostò, dal “larin” all’altro ed al peristilio ma anche alle zone di servizio quali la cucina, i cubicola o addirittura nei giardini delle case più abbienti. Il passaggio avvenne a ridosso della riforma augustea che ufficializzò nella sfera privata del culto una diffusione massiccia delle divinità principali del Pantheon pubblico a discapito di quelle della tradizione familiare e locale, tuttavia nel Veneto la riforma non attecchì in maniera predominante in quanto le divinità autoctone ed originarie delle genti Venete vennero semplicemente affiancate alle divinità romane per sincretismo e comunanza di tratti particolari (esempio classico l’associazione di alcuni aspetti di Reitia con Minerva, Diana ed Ecate).

I Larari in pietra e forma di piccoli tempietti iniziano a diffondersi con l’aumento delle costruzioni domestiche in pietra ma rimangono affiancati dalla piccola statuaria bronzea tipica dei Veneti. In quel di Altino son stati rinvenuti dei larari di tipo architettonico caratterizzati da un frontoncino retto da colonne o lesene decorato da stucchi e rivestimenti marmorei, spesso anche dipinti. Vi erano inoltre numerose piccole tavole circolari su piede cilindrico a volte con decorazione ad ovoli sul bordo e basi quadrangolari con piedini sporgenti a supporto a loro volta di tavolini destinati a reggere le statuette delle divinità.

Le immagini divine di norma associate a questo tipo di larario erano prodotti di bronzo o argento, mentre nei larari più semplici erano esposte statuine fittili in legno, cera stucco e tufo. Vi erano i “Lari Danzanti” protettori per eccellenza del focolare e della proprietà vestiti con una corta tunica stretta in vita dal cintus aperta a ventaglio attorno alle cosce (I-II sec d.C.) e soprattutto in quel di Altino, città ad elevata valenza emporica, è attestato il culto al Dio Mercurio ma anche del dio Ercole raffigurato classicamente con la clava e la pelle di leone. Giove e Minerva assieme ad Ecate e Giunone erano oggetti di culto in tutta la zona del Veneto orientale, Giunone stessa veniva associata alla Iuno (raffigurazione femminile del Genius) talora adagiata su di una klinè.

L’unico bronzetto di Venere del tipo “con la mela” ripropone l’iconografia della dea nella veste di “protettrice della navigazione”, in appoggio ad un timone ed ad un remo. Venere fu infatti “la Dea” di Altino prima e di Venezia poi. Nei Larari domestici veniva praticato anche il culto ad Abbondanza-Fortuna ed ad Iside.

La compresenza di divinità “orientali” accanto agli Dei tradizionali è ben attestato in tutta la costa Veneta, senza dimenticarsi di Arpocrate figlio di Iside e rappresentante la Giovinezza e la presenza di Bes, altra divinità egiziana con carattere apotropaico. Ma il Veneto era ricco anche della presenza di culti Dionisiaci nella sfera quotidiana riflessa in generale nelle 

pitture parietali e motivi dionisiaci nella pavimentazione a mosaico delle fauces delle domus. Teste di Satiri, oggetti d’arredo, appliques in bronzo raffiguranti Sileno e Pan, alcune lucerne e gemme dipingono il Culto a Dioniso come attivo e vivace. Il Giardino come luogo di culto a Venere in quanto era il luogo in cui si trovava espressione della religiosità privata legata moltissimo ai “santuari venetici” che erano all’aperto, più legati alla sacralità della natura. I giardini erano arricchiti con ricostruzioni di paesaggi agresti e raffigurazioni della sfera divina che afferivano alla natura. Nei “viridaria” son stati rinvenuti numerosi busti dedicati a Venere-Afrodite sia marmorei che bronzei, nella variante Landolina, satiri e statue di Pan. Anche i numerosi oscilla rinvenuti dall’originario significato apotropaico e propiziatorio rappresentano un tiaso bacchico e culti orientali.

Purtroppo le realtà archeologiche sono ancora troppo frammentarie per poter ricostruire con precisione una cultualità domestica completa.



BIBLIOGRAFIA 

- “Riflessi di culti domestici dalla documentazione archeologica altinate”- G.M. Sandrini - 

- G.Fogolari, la protostoria delle venezie. 

- -Corpus inscriptionum latinarum, 

- A.Biscardi, Fulgur conditum. 

- A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti. 

- Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea. 

- J.Champeaux, La Religione dei Romani. 

- A. Zilkowski, Storia di Roma. 

 

Elena Righetto

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