Paganesimo tra magia, spiritualità e Teologia

Nel mentre che procediamo a discorrere di quali siano le caratteristiche del Culto Romano, come venisse praticato in antichità, e pertanto con grande apporto di fonti, sembra giunto il momento di scrivere due righe molto più discorsive del solito per quanto concerne il mondo pagano in generale.


Innanzi tutto cosa significa "pagano"?
Pagano è un termine che viene da pagus (villaggio/borgo, in senso figurato abitante del villaggio), un termine che con la presa del potere da parte della Chiesa in Roma ha assunto una valore dispregiativo con cui venivano indicati i non convertiti al cristianesimo.
La ragione di questo è legata al fatto che il cristianesimo si espanse soprattutto nelle aree fortemente urbanizzate, sia per la presenza fisica dei luoghi di culto, sia per il lento spostamento dei compiti dalle singole realtà amministrative romane al vescovado (ristrutturazione di edifici pubblici, amministrazione, gestione delle mura, etc.). La difficile possibilità di avere un reale controllo sulle campagne fece si che in quelle aree rimanesse in modo più o meno evidente, più o meno marcato, il culto degli Dei. Da qui "pagano" inizia ad indicare i politeisti prima, ed in non cristiani in generale poi.
Oggi si parla di neopaganesimo o ancora di paganesimo, e regolarmente a più riprese viene riesumata la critica al termine (che oggi ha perso il suo valore dispregiativo), il problema è che in antichità non esisteva un termine per indicare i non cristiani, in quanto tutti credevano in qualcosa, e quindi non c'era bisogno di fare distinzione. O meglio la distinzione veniva fatta su base etnica, perciò si dava per scontato che se uno fosse greco, venerasse gli Dei greci, se romano quelli romani, se celtico quelli celtici, e così via. La proposta di utilizzare il termine "gentile" è assolutamente identica a quella di "pagano" in quanto era il termine adottato dagli Ebrei per indicare questi, perciò utilizzare l'uno o l'altro è assolutamente indifferente. Tantopiù che oggi nessuno dei due ha un valore dispregiativo, quindi useremo per praticità e facilità di comprensione per la maggioranza il termine "pagano"

Oggi nella miriade infinita di realtà neopagane o pagane, vi è una grande confusione su quali siano i reali contenuti del paganesimo.
La premessa serviva proprio per questo, ovvero il pagano è prima di tutto un politeista. Ovvero teorizza l'esistenza di tante divinità, le quali sono autonome oppure emanazione di una divinità maggiore con la quale non si può entrare in contatto diretto.
A questa premessa fondamentale si aggiungono altri elementi secondari:
1) la spiritualità, ovvero i processi di evoluzione personale;

2) il rapporto tra uomini e Dei (compresa la rituaria);

3) la magia, vista ed analizzata in diversi modi (in Roma era molto mal vista);

si aggiungerebbe oggi un quarto elemento, tutto moderno, che sarebbe l'esoterismo.

Come dicevo tra queste cose si è fatta una grande confusione, anche a causa della wicca (la quale, parlando onestamente, non aveva altri mezzi per rendere il fenomeno del neopaganesimo di ampio respiro senza renderlo anche "facile"), e perciò oggi si confondono i contenuti delle une e delle altre cose, quindi cercheremo di riordinarle.


Politeismo

Colonna portante, e base filosofica di ogni forma di paganesimo, è l'esistenza di un pluralismo di divinità.
La loro essenza è descritta in diversi modi (non è questo il luogo dove condurre un discorso sulla vera essenza delle divinità), qualcuno li vede come "energie", qualcuno come "leggi", qualcun altro come esseri senzienti. Di qui qualcuno li vede come immanenti alla materia, o al contrario la materia immanente ad essi, mentre per altri sono trascendenti. Per qualcuno essi sono tra noi, per altri ci hanno abbandonati. Per qualcuno privi di volontà, per altri essi sono esclusivamente volontà. Eterni, immortali, o mortali. Tutti gli Dei uguali tra loro, oppure diversi, o divisi in tipologie (es. divinità maggiori, divinità minori, eroi, etc.)
Questo è un breve accenno panoramico delle teorie esistenti, di modo che poi in caso d'interesse ci si possa affacciare alla ricerca di quanto si reputa più plausibile.
Sulla base di come s'ipotizza la divinità a cascata tutto segue. E quindi per esempio chi vede una divinità come un'entità che ha scelto di andarsene non si dedicherà più di tanto alla pratica rituale, bensì si dedicherà maggiormente alla propria evoluzione, così al contrario chi vede gli Dei come entità immanenti alla materia, vedrà ogni cosa come un rito.
Su questo tema è forse quello in cui vi è meno da descrivere, ma quello su cui bisogna maggiormente riflettere, ovvero interrogarsi su "cos'è per me un dio?", e di lì procedere per una serie infinita di domande volte alla comprensione del funzionamento del tutto.

Ricordiamo che i filosofi hanno versato litri d'inchiostro su questo quesito, senza trovare alcun accordo. E perciò a meno che non si voglia facilitare la questione dichiarando -similmente all'arroganza nietzechiana- la morte di Dio, bisogna trovare una risposta da sé..... troppo facile ignorare deliberatamente una domanda troppo difficile.

 

Spiritualità

 

Si considera tale tutto quell'insieme di pratiche e teorie volte alla propria evoluzione interiore. Ovvero sono tutti processi interiori (e non esteriori!) che conducono ad un proprio miglioramento.

I cambiamenti interiori hanno secondariamente una manifestazione esteriore (es. "imparo ad amare il prossimo, aiuto il prossimo"; molto diverso da "aiuto il prossimo, così divento una persona che ama il prossimo"). Questo non significa che la pratica nel mondo esteriore non sia d'aiuto, bensì non bisogna cadere nell'autoinganno che il nostro agire (o quello degli altri) sia manifestazione evidente della condizione interiore, in quanto potrebbe essere manifestazione di altro (per es. una persona può aiutare gli altri per amor del prossimo, o per farsi vedere buono, o per profitto, o per fede idealistica, etc), ed è per noi molto probabilmente difficile la chiara lettura di quale sia la vera condizione altrui. Motivo per il quale, è quasi sempre meglio non dare giudizi sull'evoluzione spirituale degli altri, e questo atto della sospensione di giudizio dev'essere sincera ed interiore, prima che esteriore, come abbiamo appena detto.
L'evoluzione spirituale necessita della comprensione di due elementi: cos'è una divinità (sopra) e cos'è un essere umano. Ovvero di cosa si compone l'essere umano sul piano sottile, quali sono le sue caratteristiche, qual'è l'ordine gerarchico di questi e come sono connessi tra loro. Quindi poi come il mondo esterno influenza l'essere umano, e come esso lo influenza ed in che limiti. Di qui qual è lo scopo dell'essere umano.
Attenzione però anche qui a non cadere in inganni e tranelli tipici dell'idolatria (ovvero un fanatismo sull'apparenza e la non osservazione della sostanza), se -per fare un esempio- affermo che ci sono quattro corpi (fisico, anima, mente e spirito) con delle caratteristiche e delle funzioni proprie, e mi confronto con qualcuno che afferma l'esistenza di soltanto due corpi (fisico e anima), non necessariamente siamo in disaccordo, purché l'attribuzione delle funzioni di ognuno di queste coincida, il resto sono soltanto "termini", forma, e non sostanza.
La distinzione interna a noi stessi di cosa ci muove (ovvero la comprensione dei corpi), sia esso un bisogno fisico, emotivo, mentale, un ragionamento razionale, un'intuizione, o altro, è elemento necessario per una corretta pratica rituale, divinatoria, meditativa, indipendentemente dalla forma religiosa che si sceglie di dare (come si possono comprendere segni e prodigi, se non si capisce se stessi?). 
Compreso lo scopo dell'essere umano, e di cosa è composto (o almeno abbozzata un'idea), si è pronti a ricercare l'adeguata pratica per la propria evoluzione. Innanzi tutto sfatiamo il mito che i riti servano per evolversi, nessun rito può migliorare la condizione interiore di un essere umano, ed anzi mescolare una condizione emotiva (acqua) con una spirituale (fuoco) crea soltanto dei danni (per fare un'analogia: mescolando acqua e fuoco, la prima evapora annebbiando tutto, mentre il secondo si spegne). Il lavoro utile all'evoluzione spirituale è esclusivamente interno a sé, e passa dalla meditazione, alla lettura di sé stessi (ovvero alla continua auto osservazione), l'autocritica costruttiva, la riflessione, l'accettazione di sé (non nella forma superficiale, es. ho un caratteraccio, o mi piacciono i tortellini panna e prosciutto, bensì nella propria essenza più profonda ed interiore es. "questo mi fa paura", "di questo mi vergogno", ma in modo totalmente sincero e profondo). Essendo questo un lavoro totalmente autonomo, e che nessuno da fuori ha gli strumenti per giudicare, la cosa migliore è compierlo con la più totale sincerità ed accettazione della realtà, nessuno può osservarvi o criticarvi. A meno che non si abbia paura di sé stessi (comprensibilmente).

 

Il rapporto tra uomini e Dei

Come si entra in contatto con una divinità? Quali sono i tipi di contatto possibili?
Al di là di coloro che parlano con gli Dei la notte e ricevono incarichi per la salvezza umana, i rapporti con gli Dei sono di ben altra natura.
Innanzi tutto a seconda di cos'è un dio, e cos'è un uomo (sopra) possiamo comprendere ruoli di entrambi, ed in maniera naturale quali sono le modalità e le tipologie di contatto.
La rituaria rientra in questa categoria, la quale prevede sempre una richiesta con un'offerta nella speranza che questa sia esaudita.
Quanto abbiamo detto è fortemente influenzato da come s'ipotizza che gli Dei si comportino con l'uomo (e questo a sua volta è modificato dall'idea di cosa sia una divinità), e perciò vediamo che gli Dei si divertono a guardare gli uomini salire e poi decadere (come presso i greci), oppure che sono tendenzialmente immobili (come per i Romani), oppure sono crudeli ed agiscono con forza, etc.
Oltre a questo s'ipotizzi cosa gli Dei si aspettino dall'uomo, quindi cos'è un uomo "pio". Da questo consegue anche la modalità del rito, ed in che modo ci si accosta agli Dei.

 

la Magia

Ancora ad oggi non si è trovata una formula univoca per definirla precisamente e soprattutto scinderla dalla usuale rituaria. Possiamo forse dire che la magia è un'azione sul piano fisico che apporta certamente dei cambiamenti sul piano metafisico, l'entità e la precisione di queste modifiche variano a seconda della correttezza dell'atto magico e delle capacità di chi lo compie.
L'atto magico nel mondo pagano non è sempre visto positivamente (es. presso i Romani), e non vi era possibilità di compierlo per tutto, secondo alcuni dipendeva da qualità personali innate (come in alcune società meno stratificate) mentre per altri dipendeva dalla preparazione. Ne consegue quindi che le stesse caratteristiche della magia in termini di forma e contenuti è estremamente legata alla teologia di base a cui si appoggia.

Una legge certamente innata e comune a tutti in ambito magico è l'analogia, ovvero compiendo un'azione sul piano fisico in un determinato contesto, simbolicamente lo stesso avverrà sul piano metafisico e poi a ricasco su quello fisico (pensiamo alla cura delle lussazioni di Catone, o alle purificazioni).

 

L'Esoterismo

Il più grosso errore che avviene oggi nell'ambito neopagano, e che viene comodamente lasciato intendere, è che vi sia uno stretto legame tra politeismo ed esoterismo. Assolutamente nulla di più falso.
Il paganesimo vive benissimo in autonomia (come ha fatto per millenni).
Diverse scuole esoteriche sostengono (con nessuna prova documentaria, e solo qualche "sentito dire") di avere origine nelle pratiche templari antiche, dai misteri dei vari templi (per quanto concerne i Romani anzi i Misteri erano mal visti perché non aperti alla società ma chiusi), le più antiche scuole hanno prove fino al 1600 -al più tardi- ovvero quando l'esoterismo nacque, quindi non vi è un legame con le pratiche templari antiche.
Questo fregiarsi di false origini è nulla più che un inganno, ma ciò non rende i loro insegnamenti necessariamente falsi, anzi tal volta può essere utile al proprio percorso personale.
Gran parte del mondo neopagano deriva proprio da una qualche scuola esoterica, e perciò ha riproposto quanto appreso all'interno di una forma pagana che però ha una sostanza esoterica.
Nulla vieta di portare avanti una ricerca su entrambe le cose, ma bisogna essere coscienti del fatto che l'esoterismo nasce nel 1600 come moto di studio elitario privo di ogni forma, mentre il paganesimo era un insieme di religioni con risvolti spirituali, magici, teologici, e rituali alla portata di tutti (cosa che l'esoterismo non è). E che quindi l'uno e l'altro non sono né mescolabili né intercambiabili, quando si parla dell'uno vi sono forma e contenuto diversi dal secondo.
Alcuni hanno proposto studi esoterici in forma pagana, nulla lo vieta, ma allora non si parla di paganesimo.

 

 

In conclusione, avvicinarsi ad una ricerca religiosa di tipo pagano non è semplice. In antichità tutto quanto abbiamo qui detto, era già stato fatto, accordato ed allineato in modo perfetto, mentre oggi chi per la pigrizia nella ricerca, chi per l'arroganza di pensare che il proprio sentire sia più corretto di quello degli antichi, chi per un rifiuto di regole e per un libertinismo religioso o chi per semplice superficialità, si è giunti ad una condizione di mescolanze dove "pagano" è diventato sinonimo di "fai qualsiasi cosa purché non si faccia del male agli altri" (una delle regole fondanti della wicca per altro), ma non è così, la realtà è ben diversa. E cioè la realtà è che per una religione qualsiasi (compreso per coloro che desiderano inventarsela) è necessaria una teologia di fondo che strutturi un pensiero e che sia quanto più vicino possibile alla realtà delle cose e degli eventi.
La fede non esiste nel paganesimo, ovvero non esiste da nessuna parte (non può essere, e non deve essere) che qualcuno dichiari di credere in qualcosa perché ci crede e basta, questo è quanto di più fideistico ed antipagano che ci sia. Il paganesimo si fonda infatti sulla spiegazione di ogni cosa, da qui nacquero anche miti fantasiosi (profondamente simbolici) ma mai relegati ad una presa d'atto a priori. Perciò coloro che si dichiarino pagani è giunto il momento che producano un pensiero su ciò in cui "credono" trasformando la "fede" in "teoria", contestabile, migliorabile. Questo auto mettersi nelle condizioni di essere criticabili può soltanto che permetterci di migliorare le nostre teorie e giungere alla comprensione delle cose.
Diversamente la risposta "ci credo, perché ci credo" allontana dalla comprensione della realtà, perché autorizza tutto, anche aberrazioni (come certi neopagani della wicca cristiana, un ossimoro solo al nome), ed ovviamente dove tutto ha valore nulla ce l'ha. Come dire che tutto è onesto, anche ciò che onesto non lo è.

Basta con la superficialità del "va tutto bene" perché "ci credo" (che per altro ricorda tanto il "mistero della fede" cristiano), si prendano in mano le redini del proprio pensiero, e lo si autocontesti. I primi maestri del nostro credo siamo noi stessi in un'epoca di falsi maestri, ma proprio per questo dobbiamo essere i più severi e non giustificarci di nulla.

 

 

 

Emanuele Viotti

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